provvedimento 19 settembre 2019
Studi Camera - Bilancio Politica economica e finanza pubblica Rendiconto 2018 e assestamento 2019

Nella seduta del 25 settembre 2019 la Camera ha definitivamente approvato i disegni di legge di Rendiconto 2018 (A.C. 2017) e di Assestamento 2019 (A.C. 2018).

Il Rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura del ciclo di gestione della finanza pubblica (anno finanziario), adempie all'obbligo costituzionale di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria. Il disegno di legge di assestamento ha la funzione di consentire, a metà esercizio, un aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla sc orta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata con il rendiconto dell'anno precedente.

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Per quanto concerne i saldi di finanza pubblica, i dati riferiti all'esercizio 2018, resi noti dall'ISTAT, attestano un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari, in valore assoluto, a -37,505 miliardi, corrispondente al 2,1 per cento del Pil.

Il dato indica un miglioramento di circa 3,8 miliardi rispetto all'anno 2017, anno nel quale l'indebitamento è risultato pari a -41,285 miliardi (corrispondente al 2,4 per cento del Pil).

Dal confronto fra il 2018 e il 2017 emerge che hanno contribuito al predetto miglioramento sia un incremento del saldo primario (+3,1 miliardi), sia una riduzione della spesa per interessi (-0,6 miliardi). In termini relativi, il saldo primario è cresciuto all'1,6 per cento del Pil (a fronte del +1,4% registrato nel 2016 e nel 2017), mentre la spesa per interessi è diminuita dal 3,8 per cento del 2017 al 3,7 per cento del Pil del 2018.

Limitando l'analisi ai principali aggregati del conto economico della p.a., si rileva che al miglioramento del saldo concorre principalmente un incremento delle entrate (per 12,5 miliardi), che determina effetti più che compensativi rispetto all'incremento delle spese (per 8,7 miliardi).

Il saldo di parte corrente nel 2018 è stato positivo e pari a 17,168 miliardi, a fronte dei 19,295 miliardi del 2017. Tale peggioramento di 2,1 miliardi (pari all'11%) è il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 15,4 miliardi, a fronte di un incremento delle uscite correnti di circa 17,5 miliardi.

La pressione fiscale nel 2018 resta invariata rispetto al 2017, al 42,1% del PIL.

Le spese finali del 2018 hanno mostrato un incremento in valore assoluto rispetto al 2017, impatto che è stato parzialmente stemperato, nei suoi effetti peggiorativi sui saldi, dalla crescita economica registrata nell'anno, da cui è conseguito un netto incremento delle entrate correnti rispetto al 2017.

In valore assoluto, le spese si attestano nel 2018 a 853,6 miliardi, in aumento dell'1% rispetto al 2017, anno in cui l'analogo valore era stato di 844,9 miliardi.

Nel complesso, diminuisce leggermente l'incidenza delle spese complessive rispetto al PIL, passando dal 48,9% del 2017 al 48,6% del 2018. La variazione "complessiva" è il prodotto dell'incremento di 2,3 punti di PIL della spesa corrente, a fronte di una riduzione dello 0,9% della spesa per interessi e una riduzione del 13,1% della spesa in conto capitale.

Per quanto riguarda, infine, il debito pubblico, a fine 2018 era pari a 2.321,957 miliardi di euro (132,2% del Pil), in aumento di 52,947 miliardi di euro rispetto ai 2.269,01 del 2017 (131,4% del Pil), con un incremento del rapporto debito/Pil dello 0,8%. Si tratta di una inversione di tendenza rispetto alla progressiva, sebbene contenuta, riduzione intervenuta dopo la ripida crescita verificatasi nel periodo 2008-2013, durante il quale il debito è passato dal 99,8 al 129,0 per cento Pil, con una crescita media annua di circa 4,2 punti percentuali.

Per quanto concerne, specificamente, il contenuto del disegno di legge di Rendiconto per l'esercizio finanziario 2018, la gestione di competenza ha fatto conseguire, nel suo insieme, un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni definitive. Anche a raffronto con l'esercizio precedente, i dati di consuntivo evidenziano un miglioramento sia del saldo netto da finanziare che del ricorso al mercato. Più contenuto risulta il valore positivo del risparmio pubblico.

In particolare, il saldo netto da finanziare (dato dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali) presenta nel 2018 un valore negativo per circa 20 miliardi di euro (1,1 per cento del PIL, era l'1,7% nel 2017), con un miglioramento di oltre 9 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2017 (-29,1 miliardi), dovuto al sensibile aumento delle entrate finali (+8,6 miliardi) ed alla riduzione delle spese finali (-473 milioni). Il miglioramento del saldo è ancora più evidente (circa 24 miliardi) se confrontato con le previsioni definitive, che prevedevano un valore negativo del saldo di -43,9 miliardi.

Si registra, invece, un peggioramento del risparmio pubblico (saldo delle operazioni correnti), il quale passa dai 31,6 miliardi di euro registrati nel 2017 ad un valore di 27,4 miliardi (corrispondente all'1,6 per cento del PIL), con una riduzione di circa 4,2 miliardi rispetto al 2017. Tale situazione è determinata dal maggior incremento delle spese correnti (+13 miliardi) rispetto al complesso delle entrate tributarie ed extra-tributarie (+8,9 miliardi), come meglio evidenziato nel paragrafo seguente. Se confrontato con le previsioni definitive, il risparmio pubblico presenta, invece, un miglioramento di quasi 22 miliardi.

Il dato del ricorso al mercato finanziario (differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, incluse quelle relative al rimborso di prestiti) si attesta nel 2018 a 225,1 miliardi (con un'incidenza sul Pil del 16,6 per cento), evidenziando un miglioramento di 44,8 miliardi rispetto al 2017, riprendendo quindi, dopo il dato del 2017 (in cui tale saldo si era assestato a oltre 271 miliardi di euro), il trend in discesa registrato negli ultimi anni (260,4 miliardi nel 2014, 257,1 miliardi nel 2015, 207,1 miliardi nel 2016).

Il valore del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato registrati nel 2018 si mantengono comunque al di sotto del limite massimo fissato dalla legge di bilancio per il 2018 (tetto stabilito, rispettivamente, in -45.470 milioni e in 274.000 milioni). Il miglioramento del saldo netto da finanziare discende da una gestione di competenza 2018 che evidenzia un aumento degli accertamenti di entrate finali (+8,6 miliardi) rispetto all'anno precedente, ascrivibile alle entrate tributarie, ed una lieve flessione (-474 milioni) degli impegni delle spese finali.

ultimo aggiornamento: 19 settembre 2019

Il disegno di legge di assestamento ha la funzione di consentire a metà esercizio un aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente. Per questo profilo, esso si connette funzionalmente con il rendiconto del bilancio relativo all'esercizio precedente; l'entità dei residui, attivi e passivi, sussistenti all'inizio dell'esercizio finanziario, che al momento dell'elaborazione e approvazione del bilancio di previsione è stimabile solo in misura approssimativa, viene poi definita in assestamento sulla base delle risultanze del rendiconto. In particolare, con il disegno di legge di assestamento le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente sono adeguate in relazione, per quanto riguarda le entrate, all'eventuale revisione delle stime del gettito; per quanto riguarda le spese aventi carattere discrezionale, ad esigenze sopravvenute; per quanto riguarda la determinazione delle autorizzazioni di pagamento, in termini di cassa, alla consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente.

Per quanto concerne i risultati finanziari determinati dal disegno di legge di assestamento per il 2019 si evidenzia, in termini di competenza, un miglioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni iniziali di bilancio, che si attesta ad un valore di -58,9 miliardi (rispetto ad una previsione iniziale di -59,4 miliardi). Il miglioramento di 435 milioni di euro è dovuto essenzialmente all'effetto positivo per 1,92 miliardi di euro derivante dalle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame, in parte compensato per -1,48 miliardi dalle variazioni per atto amministrativo.

Anche gli altri saldi evidenziano un andamento positivo: il risparmio pubblico (dato dalla differenza tra entrate correnti e spese correnti al lordo degli interessi) registra un miglioramento di 364 milioni rispetto alla previsione iniziale, mentre il ricorso al mercato (pari alla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, queste ultime date dalla somma delle spese finali e del rimborso prestiti) evidenzia un impatto positivo sul saldo per complessivi 5,3 miliardi, passando da circa -290,9 miliardi di euro a circa -285,6 miliardi.

Come esplicitato nella relazione illustrativa, le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento risultano coerenti con i livelli programmatici di saldo netto programmatico fissati con la legge di bilancio e, nel complesso, riflettono in larga parte l'adeguamento degli stanziamenti di bilancio alle stime già formulate con il DEF 2019. Per altra parte, le maggiori spese trovano corrispondente compensazione in un aumento delle entrate o nella riduzione di altre voci di spesa.

Il miglioramento del saldo netto da finanziare che si determina nelle previsioni assestate, in termini di competenza, rispetto alle previsioni iniziali, è dovuto essenzialmente ad un decremento delle spese finali per 668 milioni di euro (che passano da 637.991 a 637.323 milioni di euro), parzialmente compensato da una riduzione delle entrate finali di 232 milioni di euro (che scendono da 578.638 a 578.406 milioni di euro).

Il miglioramento deriva dall'effetto congiunto delle variazioni per atto amministrativo adottate nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2018 che, in realtà, determinano un peggioramento del saldo netto da finanziare di quasi 1,5 miliardi in termini di competenza, connesso principalmente all'incremento delle spese finali (+2,3 miliardi), e delle variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento, che invece determinano un miglioramento del saldo netto pari a 1,9 miliardi in termini di competenza rispetto al saldo risultante dalla legge di bilancio, derivante da una proposta di riduzione delle spese finali (-2,9 miliardi) parzialmente compensata da una proposta di diminuzione delle entrate finali (-1 miliardo).

Si sottolinea che le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento sono volte ad ottenere un miglioramento del valore dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni di circa 5,6 miliardi, (secondo quanto stimato nella Relazione tecnica che accompagna il disegno di legge), in linea con quanto convenuto dal Governo italiano nell'ambito della negoziazione avviata con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico del Patto di stabilità e crescita per l'anno 2018.

In particolare, le proposte di variazioni delle entrate (sebbene negative in termini di saldo netto da finanziare per -1.022 milioni) determinano un miglioramento dell'indebitamento netto di complessivi 4.965 milioni di euro, derivante interamente dall'aumento delle entrate risultante dal monitoraggio degli introiti (non incidono, infatti, sull'indebitamento netto le riduzioni di entrate per l'adeguamento alle nuove stime del DEF 2019, in quanto già scontate nelle previsioni tendenziali).

Le proposte di riduzione delle spese (-2.941 milioni in termini di saldo netto da finanziare) determinano un miglioramento dell'indebitamento netto di 626 milioni di euro. Anche per le spese si sottolinea che le riduzioni degli stanziamenti di spesa proposte con il disegno di legge di assestamento afferenti agli accantonamenti indisponibili costituiti dalla legge di bilancio 2019 (ai sensi dell'articolo 1, comma 1117, legge n. 145/2018), per circa 2 miliardi di euro, non hanno effetti sull'indebitamento netto in quanto già scontati nelle previsioni tendenziali del DEF 2019.

In relazione alla correzione complessiva dei saldi di finanza pubblica, la Relazione tecnica precisa inoltre che ulteriori 0,5 miliardi di euro di riduzione dell'indebitamento netto derivano dai maggiori introiti delle c.d "Aste CO2" e dalle maggiori entrate per flussi con la UE. Si tratta di misure i cui effetti finanziari non incidono tuttavia sul disegno di legge di assestamento in esame, in quanto agiscono al di fuori dal perimetro del bilancio dello Stato.

Si ricorda, infine, che è il 30 luglio è stato convertito in legge dal Parlamento il D.L. n. 61/2019 che, insieme al disegno di legge di assestamento in esame, completa l'insieme delle misure adottate nell'ambito della negoziazione avviata dal Governo italiano con la Commissione europea in merito al rispetto della regola del debito pubblico del Patto di stabilità e crescita per l'anno 2018, per ulteriori 1,5 miliardi di risparmi.

Con riguardo alle proposte di variazioni formulate con il disegno di legge di assestamento, le stesse vanno distinte tra quelle concernenti le entrate e quelle relative alle spese.

Per quanto concerne le entrate finali, il disegno di legge di assestamento reca una proposta di riduzione per 1.022 milioni di euro rispetto alle previsioni formulate con la legge di bilancio.

La Relazione illustrativa al disegno di legge specifica che le variazioni alle entrate del bilancio dello Stato disposte con il provvedimento di assestamento  sono state elaborate per tenere conto del quadro macroeconomico definito nel Documento di economia e finanza (DEF) di aprile 2019, assunto a base per l'aggiornamento delle stime per l'anno 2019, nonché degli andamenti effettivi del gettito registrati a tutto maggio dell'esercizio in corso. Dal monitoraggio emerge, in particolare, un miglioramento delle entrate finali tale da compensare, in larga parte, la contrazione scontata nelle stime dello scorso aprile, derivante dal nuovo quadro macroeconomico.

Per quanto concerne le spese finali, le variazioni proposte dal provvedimento, che determinano una complessiva riduzione di 2.941 milioni di euro, interessano le spese correnti, che diminuiscono di 1.441 milioni di euro (al netto degli interessi) e di quasi 1 miliardo per la parte relativa agli interessi, ma anche le spese in conto capitale, che si riducono di 541 milioni.

La Relazione illustrativa chiarisce che concorrono alla riduzione complessiva della spesa le riduzioni disposte in relazione agli accantonamenti operati con la legge di bilancio 2019 (ai sensi dell'articolo 1, commi 1117-1120, legge n. 145/2018), disposti per garantire il rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica. Al riguardo si ricorda che con la delibera del Consiglio dei Ministri del 19 giugno 2019 tali accantonamenti sono stati confermati per l'anno 2019, come rimodulati dal D.M. n. 111962.

A fronte di tale conferma, il disegno di legge di assestamento, oltre a effettuare ulteriori rimodulazioni degli accantonamenti - con riferimento ad alcune specifiche appostazioni di bilancio, quali gli stanziamenti del Fondo per le politiche sociali (40 milioni), diritto allo studio (30 milioni), funzionamento università (40 milioni) e alta tecnologia (50 milioni) e, per 300 milioni, per il finanziamento del trasporto pubblico locale -  dispone le relative riduzioni degli stanziamenti di competenza e di cassa, da cui deriva il corrispondente miglioramento del saldo netto da finanziare.

ultimo aggiornamento: 19 settembre 2019
 
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