provvedimento 12 luglio 2019
Studi Camera - Finanze Fisco La "nuova IMU"

Sono all'esame della Commissione VI Finanze alcuni progetti di legge che intendono riformare l'assetto dell'imposizione immobiliare locale, unificando le due vigenti forme di prelievo (l'Imposta comunale sugli immobili, IMU e il Tributo per i servizi indivisibili – TASI) e facendo confluire la relativa normativa in un unico testo. Nel corso della seduta del 9 luglio 2019, all'A.C. 1429 sono stati abbinati l'A.C. 1904 e l'A.C. 1918.

Per una consultazione delle osservazioni emerse nel corso delle audizioni informali svoltesi presso la Commissione, presentate da autorità pubbliche, ordini professionali, associazioni ed esperti del settore, si consulti qui.

Alla luce dell'attuale quadro normativo, la tassazione immobiliare locale è particolarmente complessa e dispersiva: si veda, per ulteriori informazioni, il dossier sulla tassazione immobiliare in Italia. Essa è disciplinata infatti in numerosi provvedimenti – anche d'urgenza – succedutisi velocemente nel tempo, con largo uso di rinvii incrociati a provvedimenti anche risalenti (tra cui la disciplina dell'Imposta Comunale sugli Immobili – ICI del 1992). Ciò ha comportato inevitabili difficoltà conoscitive ed applicative sia per i contribuenti, sia per gli operatori fiscali.

La proposta prevede un'unica imposta patrimoniale immobiliare che ricalca, in gran parte, la disciplina IMU. L'effetto principale della proposta è dunque di eliminare la TASI, senza innovare significativamente sull'attuale disciplina positiva dei vigenti tributi, che per molti aspetti rimane parallela stanti le analogie nell'individuazione dei soggetti passivi, l'esenzione della "prima casa non di lusso" da TASI e IMU, nonché la sovrapponibilità di agevolazioni ed esenzioni. 

Guarda qui il dossier e qui la sintesi delle audizioni svolte.

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L'articolo 1 istituisce (comma 1) l'imposta municipale sugli immobili, cd. nuova IMU, volta a sostituire le vigenti forme di prelievo, IMU e TASI.

L'articolo 2 chiarisce il presupposto dell'imposta e fornisce le definizioni che devono essere utilizzate ai fini dell'applicazione delle norme del provvedimento. Come attualmente previsto, il presupposto dell'imposta è il possesso di immobili: non costituisce presupposto d'imposta il possesso di un'abitazione principale o assimilata, salvo si tratti di un'unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 (immobili di pregio).

L'articolo 3 stabilisce che il soggetto attivo dell'imposta è il comune con riferimento agli immobili la cui superficie insiste, interamente o prevalentemente, sul territorio del comune stesso.  Soggetti passivi dell'imposta sono i possessori di immobili, intendendosi per tali il proprietario ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi.

Con l'articolo 4 sono chiarite le modalità di determinazione della base imponibile dell'imposta municipale sugli immobili (nuova IMU) nonché i casi di riduzione della stessa.

Analogamente alle regole oggi vigenti, la base imponibile dell'imposta è costituita dal valore degli immobili: per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1o gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento, un coefficiente (detto moltiplicatore) diversificato secondo la tipologia di immobile.

Con riferimento alle aliquote dell'imposta (articolo 5), l'aliquota di base per l'abitazione principale "di lusso" (ovvero classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9) e per le relative pertinenze, è pari allo 0,4 per cento e il comune, con deliberazione del consiglio comunale, può aumentarla di 0,2 punti percentuali o diminuirla fino all'azzeramento. L'aliquota di base per gli immobili diversi dall'abitazione principale e dai fabbricati rurali ad uso strumentale è pari allo 0,76 per cento e i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono aumentarla sino allo 1,06 per cento o diminuirla fino all'azzeramento.

L'articolo 6 disciplina la manovrabilità dell'imposta da parte dei comuni stabilendo, tra l'altro, che i comuni possono diversificare le aliquote della nuova IMU esclusivamente nei limiti e nei casi previsti dalla legge.

 

L'articolo 7 disciplina le esenzioni dalla nuova imposta immobiliare, ricalcando ancora una volta il quadro vigente.

L'articolo 8 disciplina i profili applicativi della nuova imposta, nonché i relativi versamenti. Le norme proposte intendono introdurre modalità automatizzate e telematiche per l'invio, da parte dei Comuni, delle delibere relative alla nuova imposta, in modo da consentire il prelievo automatico, da parte dell'Amministrazione finanziaria, dei dati ivi inseriti e la loro tempestiva pubblicazione online.

  

L'articolo 9 reca misure sulla deducibilità della nuova imposta dalle imposte sui redditi, mentre l'articolo 10 elenca le sanzioni previste in caso di omesso o insufficiente versamento dell'imposta risultante dalla dichiarazione, nonché per omessa o infedele presentazione della dichiarazione.

 

Con l'articolo 11 viene disciplinata la materia della riscossione dell'imposta municipale sugli immobili, prevedendo sia la possibilità per i comuni di affidare la gestione dell'imposta municipale sugli immobili ai soggetti ai quali risulta già affidato il servizio di gestione dell'imposta municipale propria o del tributo per i servizi indivisibili, sia indicando alcuni ambiti della riscossione nei quali il regolamento comunale può intervenire.

L'articolo 12 individua le disposizioni da abrogare, conseguenti alla riforma operata dal provvedimento in esame; infine, l'articolo 13 contiene la clausola di salvaguardia finanziaria, prevedendo che le disposizioni del provvedimento in commento non devono determinare nuovi o maggiori oneri o maggiori entrate per il bilancio dello Stato

 

ultimo aggiornamento: 21 giugno 2019
 
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