provvedimento 23 giugno 2021
Studi - Agricoltura Interventi per il settore ittico

E' stato approvato dalla Camera dei deputati, il 22 giugno 2021, il testo unificato delle proposte di legge AC. 1008, 1009 e 1636 riguardante interventi nel settore ittico. Il testo è quindi passato all'esame del Senato (AS 2300).

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Il provvedimento in esame reca disposizioni volte a disciplinare interventi nel settore ittico e a prevedere misure di politica sociale nel settore della pesca professionale, anche attraverso una delega al Governo finalizzata a riordinare e semplificare la normativa del medesimo settore.

I suddetti interventi sono diretti ad incentivare una gestione razionale e sostenibile delle risorse ittiche, a sostenere le attività della pesca marittima professionale e dell'acquacoltura di rilevanza nazionale; a sostenere e promuovere la nascita di nuove imprese nell'acquacoltura; ad assicurare un efficace sistema di relazioni tra lo Stato e le Regioni per garantire la piena coesione delle politiche in materia di pesca e di acquacoltura nel rispetto degli orientamenti e degli indirizzi di competenza dell'Unione europea (art. 1).

L'art. 2 reca una delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di pesca e acquacoltura, prevedendo l'adozione di uno o più decreti legislativi entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, i quali raccolgano in un testo unico le norme vigenti in materia di pesca e di acquacoltura, apportandovi le modifiche necessarie per la semplificazione, il riordino e l'aggiornamento della normativa. Sono dettati specifici princìpi e criteri direttivi per l'adozione dei suddetti decreti legislativi, prevedendosi altresì il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

Il provvedimento contiene una serie di misure di carattere eterogeneo volte ad incidere in diversi ambiti, in particolare:

- l'art. 3 reca modifiche all'inquadramento previdenziale dei marittimi operanti su imbarcazioni da pesca inferiori alle 10 tonnellate, aggiungendo, a tal fine, il comma 1-bis all'articolo 1 della legge 13 marzo 1958, n. 250;

- l'art. 4 estende l'applicabilità della disciplina prevista dall'art. 1, comma 1 della legge 13 marzo 1958, n. 250, in materia di previdenze a favore dei pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne, nei confronti dei marittimi di cui all'art. 115 del codice della navigazione che esercitano la pesca quale esclusiva e prevalente attività lavorativa e che siano associati in qualità di soci di cooperative di pesca;

- l'art. 5 istituisce, dall'anno 2022, il Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, con una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro annui a decorrere dal medesimo anno 2022, destinato a finanziare: la stipula di convenzioni con le associazioni nazionali di categoria o con i consorzi da queste istituiti; la ricerca scientifica e tecnologica applicata alla pesca marittima; lo svolgimento di campagne di educazione alimentare e di promozione di consumo della pesca marittima; interventi per migliorare l'accesso al credito; programmi di formazione professionale e misure per migliorare la sicurezza e la salute del personale imbarcato; progetti per la tutela e lo sviluppo sostenibile delle risorse ittiche autoctone; progetti rivolti alla salvaguardia dell'habitat marino; progetti indirizzati alla promozione del pescaturismo e dell'ittiturismo; progetti volti alla creazione di marchi e all'ottenimento di certificazioni; campagne di pesca sperimentali; promozione della parità di genere nell'intera filiera ittica. La definizione dei criteri e delle modalità di accesso ai finanziamenti concessi con le risorse del Fondo è demandata ad un decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali;

- l'art. 6 apporta due modifiche al decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, recante norme per la modernizzazione del settore della pesca e dell'acquacoltura, al fine di promuovere la cooperazione e l'associazionismo;

- l'art. 7 aggiunge, a decorrere dal 1° gennaio 2022, i settori della pesca e dell'acquacoltura al già previsto settore agricolo, relativamente all'esenzione dall'imposta di bollo per le domande, gli atti e la documentazione finalizzati alla concessione di aiuti europei e nazionali e a prestiti agrari di esercizio, di cui all'art. 21-bis dell'allegato B, annesso al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 642;

- l'art. 8 reca disposizioni volte alla semplificazione in materia di licenze di pesca. In particolare, si stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2022, la tassa di concessione governativa prevista dall'articolo 8 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 641 (Licenza per la pesca professionale marittima) sia dovuta ogni otto anni, indipendentemente dalla scadenza indicata nella licenza di pesca. È inoltre previsto che, ferma restando la scadenza prevista della licenza, la tassa di concessione governativa sulla licenza di pesca non sia dovuta in caso di cambio di armatore, qualora il passaggio avvenga tra la cooperativa di pesca o impresa di pesca ed i suoi soci o viceversa, nonché fra soci appartenenti alla medesima cooperativa di pesca, durante il periodo di vigenza della licenza. Si dispone che, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore del presente provvedimento, siano stabilite le modalità per il rilascio delle licenze di pesca, le modifiche e i rinnovi, i criteri di valutazione, le variazioni sostanziali di cui sopra che comportano il rilascio di una nuova licenza, le procedure ed i termini relativi. Si stabilisce inoltre che, in tutti i casi di rilascio di una nuova licenza di pesca o di semplice rinnovo, nelle more della conclusione del relativo procedimento amministrativo, il soggetto che ha presentato l'istanza, redatta ai sensi delle norme vigenti in materia, sia temporaneamente abilitato all'esercizio dell'attività di pesca;

- l'art. 9 esclude la tassa di concessione governativa per gli apparecchi televisivi detenuti a bordo di natanti adibiti alla attività di pesca, prevista dall'articolo 17 della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 641, a decorrere dal 1° gennaio 2022;

- l'art. 10 prevede che gli imprenditori ittici e gli acquacoltori, singoli o associati, possano vendere direttamente al consumatore finale i prodotti provenienti dall'esercizio della propria attività; la stessa disposizione, dispone che non possono esercitare l'attività di vendita diretta gli imprenditori ittici e dell'acquacoltura e gli amministratori di persone giuridiche che abbiano riportato, nell'espletamento delle funzioni, condanne con sentenza passato in giudicato per reati in materia di igiene e sanità o di frode. E' sostituita, inoltre, la lettera g) dell'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 114 del 1998 (la quale individua un insieme di soggetti - in particolare i cacciatori, con riferimento alla cacciagione che proviene dalla loro attività - ai quali non si applica la normativa sul commercio introdotta dal medesimo decreto), prevedendo che l'esclusione si applichi anche agli imprenditori ittici e dell'acquacoltura che vendono prodotti provenienti dall'esercizio della propria attività;

- l'art. 11 autorizza il Governo ad emanare un regolamento di delegificazione, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, al fine di disciplinare le modalità di indicazione al consumatore finale della data di cattura dei prodotti ittici;

- l'art. 12 prevede che gli esercenti di attività alberghiere e di ristorazione possano fornire al consumatore un'informazione completa e trasparente sui prodotti della pesca e dell'acquacoltura distribuiti e somministrati, in base a quanto previsto dal Regolamento (UE) n. 1379/2013. Un decreto adottato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, da adottarsi sentita la Conferenza permanente Stato-Regioni, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, stabilisce le modalità con le quali le informazioni vengono fornite ai consumatori;

- l'art. 13 modifica l'articolo 2, comma 339, della legge 24 dicembre 2007 n. 244, il quale disciplina la rappresentanza delle associazioni della pesca nelle Commissioni di riserva delle aree marine protette, sostituendo l'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM), con l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e prevedendo che la commissione di riserva, nello svolgimento delle proprie funzioni, possa acquisire i pareri delle maggiori associazioni e rappresentanze territoriali della pesca;

- l'art. 14 prevede che la Commissione consultiva centrale della pesca marittima e dell'acquacoltura svolga le funzioni di cui all'articolo 3 del decreto-legislativo n. 154 del 2004, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e senza compensi ai componenti della Commissione.

- l'art. 15, sostituendo l'art. 9 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, reca disposizioni inerenti la ricerca scientifica e tecnologia applicata alla pesca e all'acquacoltura i cui indirizzi, finalizzati a sostenere il conseguimento degli obiettivi previsti dal Programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura (di cui all'art. 2, comma 5-decies, del decreto-legge n. 225 del 2010), sono definiti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. I commi 3, 4 e 5 disciplinano la composizione e le competenze del Comitato per le ricerca applicata alla pesca e all'acquacoltura, il cui funzionamento non deve comportare oneri a carico della finanza pubblica;

- l'art. 16, sostituendo l'art. 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, reca disposizioni relative all'istituzione di Commissioni consultive locali per la pesca marittima e l'acquacoltura presso ogni Capitaneria di porto, disciplinandone, tra l'altro, la composizione;

- l'art. 17 dispone che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali stabilisca i termini e le modalità di ripartizione del contingente di cattura del tonno rosso assegnato all'Italia all'Unione europea, in funzione del principio di trasparenza e della necessità di incentivare l'impiego di sistemi di pesca selettivi e aventi ridotto impatto sull'ecosistema, secondo le disposizioni dell'articolo 8 del regolamento (UE) n. 2016/1627, in base ai seguenti criteri: a) trasparenza e oggettività nell'individuazione delle quote assegnate ai diversi sistemi di pesca; b) aumento della quota indivisa, al fine di favorire l'accesso alla risorsa da parte degli operatori, singoli o associati, che ne sono privi, attraverso metodi di distribuzione per aree geografiche e temporali idonei a garantire la fruibilità durante l'anno solare e in modo tendenzialmente uniforme in tutti i compartimenti marittimi, tenendo conto delle caratteristiche delle flottiglie da pesca; c) valorizzazione delle attività di pesca con metodi di cattura sostenibili e a ridotto impatto ecosistemico. Il MIPAAF promuove la costituzione di una filiera italiana di produzione del tonno rosso idonea a valorizzare la risorsa e a favorire l'occupazione, la cooperazione e l'economia d'impresa, secondo criteri di sostenibilità ecologica, economica e sociale. La filiera, su base volontaria, dovrà comportare l'adesione del maggior numero di operatori nazionali ed essere valorizzata con tutti gli strumenti necessari, fra cui i contratti di filiera.

- l'art. 18 dispone che, al fine di adeguare i limiti di abilitazione del personale imbarcato per tenere conto delle nuove tecnologie di ausilio alla navigazione installate a bordo delle navi da pesca, il marinaio autorizzato alla pesca possa assumere il comando di navi di stazza lorda non superiore a 200 tonnellate, addette alla pesca mediterranea in qualsiasi zona; a tal fine, si autorizza il Governo a modificare l'articolo 257 del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328 (Regolamento di esecuzione del codice della navigazione);

- l'art. 19 modifica l'art. 9 del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 102, relativo alla intesa di filiera agricolo-alimentare, aggiungendo, in particolare, il settore della pesca e dell'acquacoltura;

- l'art. 20 introduce, all'art. 8 del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4, il comma 1-bis, il quale prevede una specifica ammenda (da 6.000 a 36.000 euro) quale sanzione per la cattura della Lithophaga litophaga (cosiddetto dattero di mare);

- l'art. 21 indica gli oneri derivanti dall'attuazione del provvedimento in esame, pari a 11,5 milioni di euro per l'anno 2022, a 10,4 milioni di euro per l'anno 2023, a 10,5 milioni di euro per l'anno 2024, a 10,8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026, a 10,9 milioni di euro per l'anno 2027, a 11 milioni di euro per l'anno 2028, a 11,1 milioni di euro per l'anno 2029 e a 11,3 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2030, individuando la relativa copertura finanziaria;

- l'art. 22, infine, reca la clausola di salvaguardia, prevedendo che le disposizioni del progetto di legge in esame siano applicabili nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano, compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

ultimo aggiornamento: 23 giugno 2021
 
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temi di Agricoltura e biodiversità
 
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