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Politica estera e questioni globali

Il quinquennio trascorso ha visto profondi mutamenti geopolitici sfociati anche in numerosi momenti di tensione internazionale, in particolare ai confini orientali e meridionali dell'Unione europea. Tutti i principali teatri di crisi, dall'Ucraina alla Libia sino al quadrante mediorientale, sono stati oggetto di un costante monitoraggio parlamentare, sia in sede di assemblea, sia da parte delle commissioni di settore.

Nel corso della XVII legislatura si è inoltre consolidata, in linea di continuità con la precedente legislatura, la tendenza ad ampliare ed arricchire l'interlocuzione Parlamento-Governo sull'azione diplomatica e sulla presenza italiana nelle operazioni multilaterali di peacekeeping e di peacebuilding; questo a seguito dell'approvazione di un'organica disciplina normativa sulla partecipazione di corpi militari e di personale civile alle missioni internazionali, elaborata con un ampio lavoro istruttorio svolto dalle Commissioni Affari esteri e Difesa dei due rami del Parlamento.

In parallelo si è andata rafforzando la consapevolezza del nuovo rilievo assunto dalla dimensione internazionale nella definizione delle politiche legislative, e segnatamente della crescente incidenza delle grandi questioni poste dall'agenda globale (cambiamenti climatici, gestione dei flussi migratori, parità di genere, sicurezza alimentare, emergenze sanitarie, etc.) nell'adozione degli interventi normativi di settore.

Il lavoro legislativo nel settore degli Affari esteri si è caratterizzato, al pari delle precedenti legislature, nell'approvazione di provvedimenti di ratifica di accordi internazionali: i trattati posti all'attenzione del Parlamento hanno riguardato problematiche di rilevante interesse giuridico-internazionale, quali la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione nei confronti delle donne e la violenza domestica (legge n. 77 del 2013), il Trattato sul commercio delle armi (legge n. 118 del 2013), la Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dalle sparizioni forzate (legge n. 131 del 2015), l'Accordo istitutivo della Banca asiatica per investimenti in infrastrutture (legge n. 110 del 2016), alcune convenzioni contro il terrorismo (legge n. 153 del 2016), l'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (legge n. 204 del 2016).

Il Parlamento della XVII Legislatura ha approvato, inoltre, due importanti interventi normativi a carattere organico. Il primo - introdotto dalla legge n. 145 del 2014 - ha dettato una nuova disciplina generale per la cooperazione allo sviluppo, che sostitusce integralmente il precedente assetto istituzionale della cooperazione allo sviluppo risalente al 1987, adeguando il sistema italiano di cooperazione internazionale ai nuovi princìpi ed orientamenti emersi nella Comunità internazionale sulle grandi problematiche dell'aiuto allo sviluppo negli ultimi venti anni.

La nuova legge sancisce che gli obiettivi della cooperazione sono lo sradicamento della povertà, la riduzione delle disuguaglianze, l'affermazione dei diritti umani e della dignità degli individui, la prevenzione dei conflitti e il sostegno ai processi di pacificazione. Il Parlamento ha attentamente seguito gli sviluppi attuativi della nuova normativa, in particolare in relazione all'istituzione della nuova Agenzia italiana per la cooperazione internazionale.

La seconda riforma legislativa ha riguardato la partecipazione italiana alle missioni internazionali (legge n. 145 del 2016), che disciplina la presenza di contigenti italiani nell'ambito di operazioni multilaterali, con particolare riferimento ai profili relativi al trattamento economico e normativo del personale impegnato in tali missioni ed ai molteplici e peculiari profili amministrativi che caratterizzano le missioni stesse.

La Commissione Affari esteri della Camera ha promosso e portato a termine due ampie indagini conoscitive su altrettante problematiche internazionali che costituiscono importanti ambiti d'impegno della Comunità internazionale, delle organizzazioni multilaterali e che riguardano la proiezione internazionale del nostro Paese nei prossimi anni.

La prima indagine si è incentrata sull'attuazione dell'Agenda globale per lo sviluppo sostenibile ed ha consentito di svolgere un articolato lavoro conoscitivo sull'attività posta in essere dalla Comunità internazionale e dal Governo italiano per il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, anche in quanto orizzonte di riferimento per il settore della cooperazione italiana allo sviluppo. L'indagine - svolta da un apposito comitato permanente istituito in seno alla III Commissione - ha permesso non soltanto di esercitare un'interessante azione di monitoraggio sulle iniziative assunte dai Paesi del G7 (di cui l'Italia ha assunto la presidenza nel corso del 2017), ma ha anche raccolto un significativo patrimonio di analisi e di valutazioni relative sia all'attuazione di alcuni obiettivi strategici dell'Agenda globale, utili a verificare i punti di forza e le criticità della posizione del nostro Paese sulle diverse questioni, sia all'individuazione delle modalità più opportune per dare maggiore visibilità, soprattutto nelle sedi europee, all'impegno italiano per la realizzazione dell'Agenda.

L'altra indagine si è invece incentrata sulle prospettive della Strategia italiana per l'Artico. L'indagine ha tratto le sue motivazioni dalla circostanza che l'Italia, dal 2013, è membro osservatore del Consiglio Artico, che è il forum per la promozione della cooperazione, del coordinamento e dell'interazione fra gli Stati artici, in un contesto regionale segnato da un processo di progressiva militarizzazione, preoccupante per i futuri equilibri geopolitici. Le risultanze dell'indagine hanno evidenziato gli specifici interessi geopolitici dell'Italia per tale regione, alla luce della sua cruciale rilevanza strategica.

 
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