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Politiche per il lavoro e previdenziali

Il settore del lavoro è stato caratterizzato da un ampio processo di riforma, finalizzato alla ridefinizione delle tipologie contrattuali, alla riduzione del costo del lavoro, alla promozione di forme di occupazione stabile. Gli interventi nel settore previdenziale si sono inseriti nella direzione tracciata con le riforme delle precedenti legislature, con l'obiettivo di garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico, facendo salve, allo stesso tempo, le aspettative e le esigenze di specifiche categorie di lavoratori, per i quali sono state previste modalità di accesso anticipato al trattamento pensionistico.

Buona parte del processo di riforma in materia di lavoro si è dispiegato attraverso il Jobs act, ossia il complesso di otto decreti legislativi adottati in attuazione della legge delega n. 183/2014.

Ulteriori ripetuti interventi normativi hanno riguardato il contratto a termine e l'apprendistato, con l'obiettivo di ampliare l'accesso a tali forme contrattuali.

Specifiche misure sono state adottate per l'avvio e l'implementazione della «Garanzia per i giovani», programma europeo diretto a fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Vari provvedimenti sono stati finalizzati ad incentivare l'occupazione stabile, dapprima in via sperimentale e, da ultimo, con una misura di carattere strutturale (contenuta nella legge di bilancio per il 2018), che riconosce una riduzione contributiva triennale del 50%, nella misura massima di 3.000 euro annui, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a decorrere dal 2018 di soggetti con meno di 35 anni di età (meno di 30 anni dal 2019).

Significative sono anche le misure volte alla riduzione del cuneo fiscale, con l'integrale deduzione dall'IRAP del costo del lavoro a tempo indeterminato.

 stata introdotta una disciplina tributaria per la promozione del welfare aziendale e per l'incentivazione della contrattazione collettiva decentrata, con particolare riguardo alle componenti retributive legate a incrementi di produttività e a forme di partecipazione dei lavoratori agli utili dell'impresa.

La legge n.81/2017 ha introdotto misure per la tutela del lavoro autonomo e per l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (cd. smart working).

Dopo una serie di interventi ampliativi, il lavoro accessorio è stato abrogato dal D.L n.25 del 2017 (che ha impedito lo svolgimento della consultazione referendaria poco prima indetta per l'abrogazione dell'istituto); successivamente, l'articolo 54-bis del D.L. 50/2017 ha introdotto una nuova disciplina delle prestazioni occasionali.

In materia previdenziale, per far fronte alla cd. questione degli esodati il Parlamento ha approvato cinque interventi di salvaguardia (che si aggiungono ai tre della precedente legislatura), portando a oltre 200.000 il numero complessivo dei lavoratori beneficiari.

È stato introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato e sono stati fissati limiti alla rivalutazione automatica delle pensioni superiori ad uno specifico importo

Al fine di dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale n.70 del 2015, con il D.L. 65/2015 è stata disposta la rivalutazione automatica dei trattamenti previdenziali di importo fino a sei volte il minimo INPS, bloccata negli anni 2012 e 2013 dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 (c.d. decreto Salva Italia).

È  stata prevista l'erogazione, a domanda, delle quote di TFR maturando in busta paga (in via sperimentale per il periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018).

È  stata incrementata la tassazione del risparmio previdenziale, con l'innalzamento dell'aliquota dall'11% al 20% per i fondi pensione (c.d. previdenza complementare) e dall'11% al 17% per la rivalutazione del TFR.

Sono state eliminate le penalizzazioni per l'accesso alla pensione anticipata, è stata prorogata la sperimentazione della cd. opzione donna ed è stata introdotta una forma di part-time agevolato per i lavoratori prossimi al pensionamento.

Sono state introdotte nuove modalità di pensionamento anticipato, quali l'APE, l'APE sociale e la RITA.

Ulteriori disposizioni hanno riguardato il sostegno delle pensioni di importo più basso (attraverso l'estensione della cd. quattordicesima e della no tax area), l'ampliamento delle possibilità di ricorso al cumulo pensionistico, il pensionamento anticipato per i cd. lavoratori precoci (con requisito contributivo di 41 anni), i benefici previdenziali per i lavori usuranti e i lavoratori esposti all'amianto.

Da ultimo (con la legge di stabilità per il 2018 - legge n.205/2017), è stato modificato il meccanismo di adeguamento dei requisititi pensionistici agli incrementi della speranza di vita, al fine di limitarne l'impatto e di escluderne l'applicazione per i soggetti impegnati in lavori gravosi e in attività usuranti.

Il settore del lavoro è stato caratterizzato da un ampio processo di riforma, finalizzato alla ridefinizione delle tipologie contrattuali, alla riduzione del costo del lavoro, alla promozione di forme di occupazione stabile. Gli interventi nel settore previdenziale si sono inseriti nella direzione tracciata con le riforme delle precedenti legislature, con l'obiettivo di garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico, facendo salve, allo stesso tempo, le aspettative e le esigenze di specifiche categorie di lavoratori, per i quali sono state previste modalità di accesso anticipato al trattamento pensionistico.

Buona parte del processo di riforma in materia di lavoro si è dispiegato attraverso il Jobs act, ossia il complesso di otto decreti legislativi adottati in attuazione della legge delega n. 183/2014.

Ulteriori ripetuti interventi normativi hanno riguardato il contratto a termine e l'apprendistato, con l'obiettivo di ampliare l'accesso a tali forme contrattuali.

Specifiche misure sono state adottate per l'avvio e l'implementazione della «Garanzia per i giovani», programma europeo diretto a fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Vari provvedimenti sono stati finalizzati ad incentivare l'occupazione stabile, dapprima in via sperimentale e, da ultimo, con una misura di carattere strutturale (contenuta nella legge di bilancio per il 2018), che riconosce una riduzione contributiva triennale del 50%, nella misura massima di 3.000 euro annui, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a decorrere dal 2018 di soggetti con meno di 35 anni di età (meno di 30 anni dal 2019).

Significative sono anche le misure volte alla riduzione del cuneo fiscale, con l'integrale deduzione dall'IRAP del costo del lavoro a tempo indeterminato.

 stata introdotta una disciplina tributaria per la promozione del welfare aziendale e per l'incentivazione della contrattazione collettiva decentrata, con particolare riguardo alle componenti retributive legate a incrementi di produttività e a forme di partecipazione dei lavoratori agli utili dell'impresa.

La legge n.81/2017 ha introdotto misure per la tutela del lavoro autonomo e per l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato (cd. smart working).

Dopo una serie di interventi ampliativi, il lavoro accessorio è stato abrogato dal D.L n.25 del 2017 (che ha impedito lo svolgimento della consultazione referendaria poco prima indetta per l'abrogazione dell'istituto); successivamente, l'articolo 54-bis del D.L. 50/2017 ha introdotto una nuova disciplina delle prestazioni occasionali.

In materia previdenziale, per far fronte alla cd. questione degli esodati il Parlamento ha approvato cinque interventi di salvaguardia (che si aggiungono ai tre della precedente legislatura), portando a oltre 200.000 il numero complessivo dei lavoratori beneficiari.

È stato introdotto un contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato e sono stati fissati limiti alla rivalutazione automatica delle pensioni superiori ad uno specifico importo

Al fine di dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale n.70 del 2015, con il D.L. 65/2015 è stata disposta la rivalutazione automatica dei trattamenti previdenziali di importo fino a sei volte il minimo INPS, bloccata negli anni 2012 e 2013 dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 (c.d. decreto Salva Italia).

È  stata prevista l'erogazione, a domanda, delle quote di TFR maturando in busta paga (in via sperimentale per il periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018).

È  stata incrementata la tassazione del risparmio previdenziale, con l'innalzamento dell'aliquota dall'11% al 20% per i fondi pensione (c.d. previdenza complementare) e dall'11% al 17% per la rivalutazione del TFR.

Sono state eliminate le penalizzazioni per l'accesso alla pensione anticipata, è stata prorogata la sperimentazione della cd. opzione donna ed è stata introdotta una forma di part-time agevolato per i lavoratori prossimi al pensionamento.

Sono state introdotte nuove modalità di pensionamento anticipato, quali l'APE, l'APE sociale e la RITA.

Ulteriori disposizioni hanno riguardato il sostegno delle pensioni di importo più basso (attraverso l'estensione della cd. quattordicesima e della no tax area), l'ampliamento delle possibilità di ricorso al cumulo pensionistico, il pensionamento anticipato per i cd. lavoratori precoci (con requisito contributivo di 41 anni), i benefici previdenziali per i lavori usuranti e i lavoratori esposti all'amianto.

Da ultimo (con la legge di stabilità per il 2018 - legge n.205/2017), è stato modificato il meccanismo di adeguamento dei requisititi pensionistici agli incrementi della speranza di vita, al fine di limitarne l'impatto e di escluderne l'applicazione per i soggetti impegnati in lavori gravosi e in attività usuranti.

 
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