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Politica economica e finanza pubblica

Le linee di politica e conomica e di finanza pubblica sono state definite, in una prima fase, attraverso la Nota di aggiornamento al DEF 2018 e la manovra di finanza pubblica per il triennio 2019-2021, realizzata con la legge di bilancio per il 2019 e il decreto-legge n.119 del 2018 e, successivamente, con il DEF 2019.

Per quanto concerne le linee di politica economica e gli andamenti di finanza pubblica nel corso della XVIII legislatura, il Documento di economia e finanza 2018 (DEF 2018), presentato dal Governo Gentiloni (ancora in carica per gli affari correnti) nel mese di aprile 2018, non recava il nuovo quadro programmatico di finanza pubblica, ma si limitava all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia ed al quadro di finanza pubblica tendenziale,  rinviando alle valutazioni del successivo Esecutivo l'elaborazione di un quadro programmatico.

Il Governo Conte (entrato in carica il 1° giugno 2018) ha definito il quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2019-2021 nel mese di settembre 2018, attraverso la Nota di aggiornamento del DEF 2018, includendo l'impatto sull'economia delle misure da adottare con la successiva legge di bilancio per il 2019. Nello scenario programmatico, la crescita del PIL reale era prevista all'1,5% nel 2019, all'1,6% nel 2020 e all'1,4 per cento nel 2021. Per quanto riguarda l'impatto macroeconomico delle misure previste nella successiva manovra di bilancio, rispetto allo scenario tendenziale si profilava un incremento del tasso di crescita del PIL di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 punti percentuali nel 2020 e di 0,3 punti nel 2021. Partendo da deficit tendenziali pari all'1,2 per cento del PIL nel 2019, 0,7 nel 2020 e 0,5 nel 2021, la Nota di aggiornamento prefigurava una manovra di bilancio volts a conseguire un indebitamento netto della PA pari al 2,4 per cento del PIL nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. L'indebitamento netto strutturale era previsto (in peggioramento rispetto al tendenziale dello 0,9%) al livello dell'1,7% per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Il Governo prendeva atto che lo scenario programmatico avrebbe determinato una deviazione dal sentiero di convergenza verso il pareggio di bilancio strutturale, che avrebbe richiesto (secondo le regole europee) una miglioramento del saldo strutturale di almeno 0,6 punti percentuali per ciascuno degli anni 2018 e 2019. Il Governo, tuttavia, riteneva che una politica fiscale volta ad avvicinare i parametri europei richiesti avrebbe privato il bilancio pubblico di risorse destinate a rilanciare la domanda interna e a migliorare le prospettive di crescita di medio periodo e la sostenibilità sociale. Il Governo, inoltre, annunciava un programma straordinario di investimenti, ritenendolo compatibile con l'accesso alla flessibilità all'interno del sistema di regole europee.

Alla fine di ottobre 2018 il Governo ha presentato il disegno di legge di bilancio, che nel corso dell'esame parlamentare ha subito sostanziali modifiche al fine di recepire l'accordo tra il Governo e la Commissione europea. La legge di bilancio per il 2019 è stata quindi approvata, in via definitiva, il 30 dicembre 2018.

Con il DEF 2019 (presentato alle Camere nel mese di aprile 2019) sono statti definiti dal Governo gli obiettivi di politica economia e di finanza pubblica per il triennio 2020-2022.

Per un dettagliato quadro del confronto tra la Commissione europea e il Governo sul debito pubblico italiano, che ne ripercorre tutte le tappe principali fino al mese di maggio del 2019,  si rinvia al seguente dossier.

Successivamente, il 5 giugno 2019 la Commissione europea ha pubblicato una relazione a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), per esaminare la conformità dell'Italia nel 2018 alla regola del debito pubblico, concludendo che il criterio del debito debba considerarsi non rispettato e che, pertanto, una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito sia giustificata.

Nell'ambito della negoziazione avviata dalla relazione, il Governo italiano ha proposto, in una lettera trasmessa alla Commissione europea il 2 luglio 2019, di adottare con la legge di assestamento del 2019 una serie di misure che comporteranno una correzione del saldo di bilancio pari a 7,6 miliardi di euro (0,42% del PIL) in termini nominali, corrispondente a 8,2 miliardi di euro (0,45% del PIL) in termini strutturali. Ciò contribuirà all'osservanza del braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita del 2019.

Si tratta, in particolare, di maggior gettito rispetto alle previsioni per circa 6,2 miliardi di euro, dovuto a maggiori entrate fiscali per 2,9 miliardi di euro, maggiori contributi per 0,6 miliardi di euro, e ad altre entrate relative a maggiori dividenti dalla Banca d'Italia e dalla Cassa Depositi e Prestiti per 2,7 miliardi di euro.

Alla correzione di bilancio contribuiscono inoltre i risparmi attesi nel 2019 dal minor utilizzo delle risorse iscritte in bilancio per l'attuazione delle disposizioni relative all'introduzione del reddito di cittadinanza e al trattamento di pensione anticipata "quota 100". A salvaguardia dell'effettivo realizzo di tali risparmi, per un importo almeno pari a 1,5 miliardi di euro nel 2019, con il decreto-legge n.61 del 2019 è stato disposto l'accantonamento di un corrispondente importo delle dotazioni di bilancio (in termini di competenza e cassa).

A fronte degli interventi annunciati dal Governo, con la comunicazione al Consiglio dell'UE del 3 luglio 2019, la Commissione europea ha concluso che le misure che il Governo italiano propone di adottare per il miglioramento dei saldi di finanza pubblica sono sufficienti a impedire, in questa fase, l'avvio di una procedura per mancata osservanza della regola del debito pubblico del 2018.

 
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